Claudio Dall’Agata

Direttore del Consorzio Bestack

Già docente di Logistica dei Deperibili alla Facoltà di Economia dell’Università di Bologna sede di Forlì, formatore, relatore e pubblicista sui temi del marketing agroalimentare, si occupa di processi di miglioramento strategico della food supply chain.

La riduzione dello spreco alimentare: bene comune

Non credo ci siano trend inarrestabili e non invertibili a priori. Così come credo che il main stream dei comportamenti collettivi, quindi anche di consumo, sia la conseguenza di semplici passaggi logici, a volte spontanei e involontari, personali prima e di massa poi. In altre casi “suggeriti” e quindi indotti da qualcuno e compresi dagli altri.

 

Questa breve premessa perché l’aspetto informativo, la qualità dell’informazione e il beneficio che crea e che ne consegue sono, a mio parere, il punto di partenza per innescare progetti virtuosi. È certamente l’unico modo, molto lento, certamente in assenza di budget pubblicitari consistenti con piani media pressanti, per diffondere e consolidare un messaggio, stimolare comportamenti e creare abitudini.

 

Perché funzioni occorre essere liberi di pensiero e alzare sguardi e prospettive oltre le sovrastrutture quotidiane per individuare percorsi di miglioramento nell’interesse generale. Se si riesce a fare questo si può essere pionieri nell’individuare strategie di sviluppo collettivo per primi e quindi anche di propria utilità.

 

È successo così con la sostenibilità ambientale, con i bilanci etici, i prodotti eco solidali, la guerra al caporalato, i prodotti a km 0, le isole di plastica nell’oceano e via dicendo. Tanti temi, con alterne vicende, la cui ricaduta nella quotidianità di tutti i giorni dipende da quanto toccano direttamente la comunità e dalla diffusione dei benefici, o degli impatti, perché tutte le innovazioni, ed in particolare i salti di processo o di prodotto, hanno probabilità di applicazione per il beneficio che creano, per quanto è percepito per chi ne può usufruire ad un prezzo conveniente da parte della comunità più ampia possibile.

 

Certo, in tal senso la politica ha un ruolo fondamentale di indirizzo nel caso in cui i progetti virtuosi non partano autonomamente attraverso azioni di sostegno e accompagnamento o di sanzionamento.

 

La legge Gadda ha acceso un occhio di bue su un fermento crescente dello spreco alimentare fatto di iniziative di recupero consolidate, di una opinione pubblica molto attenta e la progressiva diffusione di sistemi a porta a porta a tariffa che sensibilizzano la prevenzione e la differenziazione dei rifiuti. È pertanto uno dei temi di interessi di tutti dove i “win” sono tanti. Con queste consapevolezze diventa che ogni operatore della filiera si concentri sul proprio ambito di interesse e faccia la propria parte nell’interesse collettivo, anzi prima di tutto nell’interesse dell’ultimo tassello della catena.

 

Si parlava di sostenibilità. Da tempo è una priorità per tutti e anche per chi produce imballaggi. Da tempo i produttori di imballaggio applicano sistemi di analisi LCA per capire come ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi. Uno studio della fondazione Barilla quantifica nel mercato delle paste secche il peso percentuale dell’imballaggio sul totale degli impatti ambientali di una confezione da 500g di spaghetti n° 5 pari al 14% circa che diventa il 20% considerando pure i trasporti. Significa che ridurre l’impatto ambientale dell’imballaggio del 25%, successo straordinario, genera una riduzione dell’impatto complessivo del 3,5% considerando solo la confezione e del 5% dell’impatto della supply chain. Per chi produce imballaggi certamente la priorità devono rimanere gli imballaggi ma nell’ottica di ridurre, per competenza, gli impatti del prodotto. In tal senso la riduzione dello spreco ha un valore assoluto. Riuscire a ridurre la quantità di cibi freschi buttati nel bidone per periodi di scadenza superati, processi di marcescenza avviati, acquisti compiuti per consumi non realizzati e perdita estetica dei prodotti garantiscono effetti diretti sulla sostenibilità complessiva. In pratica riduzioni dello spreco alimentare del 10% consentono riduzioni degli impatti complessivi del 10%.

 

In questa logica abbiamo sviluppato la ricerca sugli imballaggi in cartone per ortofrutta brevettando gli imballaggi attivi che garantiscono periodi di mantenimento della qualità della frutta superiori nel tempo, riducono gli sprechi e migliorano la soddisfazione del consumatore. Tutto questo grazie all’utilizzo e all’aggiunta di componenti di olii essenziali vegetali già presenti nella frutta e chiaramente ammessi dalla normativa. E il consumatore se ne accorge. Panel test evidenziano differenze sostanziali sia all’atto di acquisto che nell’assaggio comparato tra prodotto confezionato in imballaggio attivo rispetto al tradizionale

 

È certamente importante individuare politiche e percorsi di miglioramento collettivo così come individuare le iniziative imprenditoriali per perseguirle. Se poi lo si fa per primi e si innesca e stimola lo sviluppo di processi virtuosi per la propria comunità se ne diventa anche beneficiari.

 

Scopri il progetto: www.imballaggioattivo.it