Perché

La Legge 166/2016 è frutto di un intenso percorso di ascolto, il contrasto agli sprechi può rappresentare un veicolo privilegiato per fare dialogare le istituzioni, il mondo dell’economia e dei profitti con quello del sociale, in una logica di condivisione.

 

Serviva davvero una legge?

 

Si è parlato spesso di spreco alimentare in questi anni, ma non sempre si è riusciti a definire in modo esaustivo il fenomeno. Ho letto molti dati e analisi, che risultano talvolta contradditori e inattendibili, perché caratterizzati dal punto di partenza sbagliato. La legge 166/2016 mette finalmente un punto fermo, definendo per la prima volta e in modo formale i termini di “spreco” ed “eccedenza”, e assegnando a quest’ultima un ruolo prioritario. La donazione di prodotti in eccedenza o non utilizzati è stata fino ad ora vissuta dalle imprese come una scelta costosa, costellata da oneri burocratici; oggi possiamo dire di esserci lasciati alle spalle quel modello, perché per la prima volta attraverso la legge 166/2016 abbiamo definito un quadro normativo chiaro ed estremamente semplificato rispetto al passato, in grado di coordinare disposizione civilistiche, fiscali, igienico-sanitarie. Oggi sappiamo “chi può fare che cosa, e con quale responsabilità”. Assieme alle agevolazioni introdotte, la “legge antispreco” ha consentito nel suo primo anno di attuazione, di aumentare il numero di donatori nell’intera filiera economica, nonché il quantitativo e la differente tipologia di prodotti recuperati, con numeri davvero inattesi.

 

Si sono aperte nuove prospettive di sperimentazione su prodotti prima impensabili da recuperare come quelli confiscati, le enormi eccedenze nel settore marittimo o in quello del banqueting, nelle mense aziendali e scolastiche, o durante gli eventi sportivi.

 

Le leggi non hanno soltanto un ruolo regolatorio, possono altresì condizionare e orientare usi e costumi. Per affrontare seriamente la sfida della sostenibilità, è necessario agire anche sul fronte della prevenzione, dell’educazione e dell’informazione perché le nostre modalità di acquisto, consumo e conservazione dei prodotti hanno un forte impatto sui numeri dello spreco.

 

Ed è proprio da questo cantiere aperto, da questo fermento di idee, che nasce il progetto di #ionosprecoperche: girando l’Italia in tutti questi mesi, ho ascoltato associazioni, cittadini, aziende, amministratori locali, e ho colto in tutti un grandissimo entusiasmo nel volere condividere la propria storia, e il desiderio di conoscere e applicare le opportunità offerte dalla Legge antisprechi.

 

E come spesso accade, quando ci si incammina verso un nuovo percorso sorgono dubbi e domande.

 

Per questo motivo ho deciso di creare una piattaforma per divulgare le potenzialità di una legge che oggi ciascuno può applicare con grande semplicità. Una guida per tutti, per poter donare e ricevere, con l’aiuto di esperti, che metteranno a fattor comune le loro esperienze, e la condivisione di buone pratiche sull’intero territorio nazionale. Sarà inoltre uno spazio di conoscenza delle norme nazionali e comunitarie legate ai temi dell’economia circolare. Promuoveremo inoltre campagne di educazione, formazione e sensibilizzazione sui benefici della legge per raggiungere il maggior numero di imprese ed esercizi che oggi possono donare con più agevolazioni rispetto al passato, e un supporto alle tante associazioni di volontariato impegnate su questo fronte.

 

 #iononsprecoperchè sprecare non ha senso, recuperare è un bene per tutti

 

Maria Chiara Gadda